I protagonisti

La vendemmia 2004, la qualità, i nuovi mercati.

Conversazione con Alessandro Bonsegna

Vino e tradizione

 

LaVoce inaugura, nella nuova serie, una galleria di personaggi che sono protagonisti della vita economica, sociale, culturale, politica della nostra cittadina.

Formiche e formicoli che con il loro lavoro, la loro intelligenza, la loro intraprendenza creano ricchezza, valore aggiunto che fa crescere Nardò.

E’ tempo di vendemmia, di raccolta e ci è sembrato quasi doveroso aprire le nostre pagine ad Alessandro Bonsegna, che ringraziamo per la disponibilità dimostrata, giovane imprenditore del settore vinicolo, alla guida di una consolidata e nota Azienda neritina.

 

La viticoltura e l’enologia italiana e pugliese in particolare vive anni di grande "fermento".

La Puglia, con la Sicilia, è la regione che produce la maggior quantità di vino in Italia.

I risultati ottenuti sono senza dubbio confortanti e pur tuttavia il numero di vini pugliesi "ottimi" è basso se rapportato alle potenzialità della nostra regione.

Nel panorama pugliese Nardò continua a mantenere una posizione defilata, nonostante l’incremento produttivo registrato nelle ultime vendemmie.

Assistiamo, comunque, alla nascita di nuove aziende e nuovi vini. Si rinnovano i vigneti, si rivisitano alcuni vini storici.

Tra le realtà aziendali affacciatesi nel panorama vitivinicolo che dimostrano di avere compreso a fondo l’insegnamento di chi ha scommesso sulla qualità è l’Azienda vitivinicola Bonsegna.

La storia vitivinicola di questa Azienda inizia nel 1964, anno in cui i fratelli Bonsegna, tra cui Primo, padre di Alessandro, attuale titolare, acquistano un antico stabilimento vinicolo, sito in via Volta a Nardò.

Alle spalle una storia con radici solide e profonde, di un mestiere tramandato di padre in figlio, con l’orgoglio e l’intelligenza degli uomini liberi,basata sul rispetto della fatica e del lavoro proprio e altrui.

L’azienda dispone di circa 15 ettari di vigneto nelle contrade Cenate Vecchie, Nucci, Carignano, Speranza, dove vengono prodotte le tradizionali uve nere del territorio quali Negromaro, Malvasia di Lecce, Primitivo, dalle quali si ottirnr il DOC Nardò Rosso e Rosato e un Primitivo IGT. Produce inoltre, in minor misura, uva di Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Malvasia Bianca e Moscato.

Ha adottato metodi di produzione volti alla riduzione del prodotto con conseguente ricaduta positiva sull’ambiente ed ha, perciò, aderito, nel gennaio 1999, al Programma Agroambientale Regionale 97 – Reg.CEE 2078/92 che mira, attraverso la riduzione dell’uso di concimi e fitofarmaci all’ottenimento di vini prodotti con tecniche di produzione integrata.

Forte è il radicamento aziendale del territorio che si evidenzia anche nella politica di immagine e di marchio che Consegna espone nella proposta dei propri prodotti.

Portoselvaggio, la Chiesa di S.Domenico, i toponimi delle Cenate in cui si sviluppa la produzione offrono gli elementi di marketing che con i vini promuovono ad un tempo il territorio da cui nascono.

Ad Alessandro Bonsegna che da alcuni anni è alle redini dell’Azienda di famiglia LaVoce ha rivolto alcune domande.

Come di prevede la vendemmia 2004?

Sarà un’annata di quantità elevata, ma di discreta qualità. Le condizioni climatiche hanno favorito nei mesi di giugno e luglio il diffondersi della peronospora che, purtroppo, ha danneggiato diversi vigneti.

Perché Nardò è in ritardo rispetto alla realtà salentina nel settore vinicolo ?

Nei decenni passati Nardò poteva considerarsi la "capitale" del vino da taglio. Il prodotto ottenuto veniva venduto e utilizzato per i grandi vini del Nord. C’è voluto del tempo perché si capisse che era fondamentale non aumentare la produzione, ma soprattutto migliorare la qualità e iniziare a produrre e commercializzare i nostri vini.

Siamo partiti in ritardo. Nardò ha ottenuto il riconoscimento DOC nel 1987 con la Cantina Cooperativa; noi lo abbiamo ottenuto nel 2000. I processi di trasformazione e riconversione aziendale sono stati lenti. E’ stato necessario non solo un cambiamento nelle tecniche di produzione, ma soprattutto un cambio di mentalità, una nuova cultura della produzione, una nuova cultura aziendale.

Quali sono i vostri punti di forza ?

Nel corso degli ultimi anni abbiamo impiantato nuovi vigneti, affiancato a vitigni autoctoni (negroamaro, primitivo, malvasia) altri internazionali (cabernet sauvignon, sangiovese, merlot). Ci siamo avvalsi della consulenza di esperti enologi, abbiamo utilizzato nuove tecniche di vinificazione.

I risultati sono più che soddisfacenti, quest’anno lavoreremo circa 2500 quintali di uva e contiamo di produrre 60mila bottiglie.

Partecipate al Vinitaly da anni: quali emozioni nel partecipare alla più importante rassegna enologica italiana ?

Il Vinitaly mette a dura prova una realtà aziendale come la nostra; parteciparvi è un grande onore, ma anche un grande onere.

Percepire le sensazioni di chi degusta il "tuo" vino, il tuo "prodotto" e sentire che provoca piacere al palato da una gioia che è difficile esprimere e descrivere.

Abbiamo avuto il piacere di essere premiati con il Diploma di granz menzione per il nostro Primitivo "Baia di Uluzzo", un prodotto che ci sta dando grandi soddisfazioni.

Quest’anno proporremo il Baia di Uluzzo prodotto con uva Cabernet Sauvignon. E sono sicuro che incontrerà il favore degli appassionati.

Quali sono i vostri programmi ?

Stiamo compiendo notevoli sforzi per affinare tecniche di produzione e migliorare i nostri prodotti. Siamo impegnati in azioni di marketing che ci porta a essere presenti sulle maggiori Guide italiane (Veronelli, L’Espresso…).

Non è facile, ma ci proviamo con la voglia e l’entusiasmo che ci è stato trasmesso, con l’amore grande per la nostra terra.

Siamo una generazione che, dietro l’altra, prosegue in una tradizione che continua.

Quello che stiamo costruendo è il nostro futuro!

 

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