Vecchi campetti, culla del basket. Che desolazione !

Dall'amarcord alla denuncia: lo scandalo dell'impianto abbandonato di via xxv luglio

 
 

In una delle foto che proponiamo in questa pagina c’è un pezzo della storia della pallacanestro pugliese.

Ritrae una delle formazioni, quella del gran balzo in serie A, della Libertas Brindisi, con in "grande forma" big Elio Pentassuglia.

E con lui Solfrizzi, Cordella, Labate, Calderari e tutti gli altri splendidi alfieri di quella stagione della palla a cesto che fece esaltare tutto il Salento e la Puglia. Nel tempo in cui la pallacanestro era nel Salento soltanto Lecce e Monteroni.

E Nardò che con l’AICS e la Libertas si affacciava sulla scena cestistica salentina che avrebbe, poi, negli anni successivi occupato con una autorevolezza tecnica e agonistica frutto della passione e dei sacrifici dei dirigenti e dei tecnici delle due società.

Tempi andati i cui segni comunque sono ancora tangibili negli organigrammi, nei nomi di quanti oggi si occupano di minibasket, di pallacanestro, di sport amatoriale, nella nostra città.

Le foto raccontano di una festa del basket che in un certo senso inaugurava i "campetti" di via xxv luglio.

Per l’occasione fu realizzato l’impianto di illuminazione e fu davvero grande festa con grandi protagonisti.

Poi i campetti cambiarono ancora e venne il tennis e, con ancora AICS e Libertas, le scuole di tennis, i Tornei, gli incontri dei vari campionati.

Grande movimento, grandi entusiasmi. Che hanno nutrito la crescita di più di una generazione.

Chi passi oggi da via xxv luglio non riconoscerà più l’impianto che per decenni, prima della realizzazione del tensostatico di via Giannone, è stato l’unica struttura aperta alla pratica sportiva nella nostra Città.

Ormai da lungo tempo è un cantiere infinito.

Una desolazione.

Con questa denunzia la Voce intende aprire uno spazio aperto sulla situazione dell’impiantistica sportiva a Nardò.

Nel prossimo numero un’inchiesta con foto, dati, numeri sugli sprechi che si consumano su impianti che non vengono mai aperti o completati o gestiti con diligenza.

Regna la precarietà progettuale e l’incuria gestionale.

La stagione degli scandali a Nardò non ha confini né limiti.

 

 

Tutto passa e niente cambia

SPORT si, ma DOVE ?

Nei piccoli centri lo sport per antonomasia è il calcio.

Tutti lo vogliono, tutti lo inseguono (il pallone), tutti vanno, soprattutto, a vederlo.

In pochi (relativamente) lo praticano. E non solo il calcio, E il più delle volte non certo per pigrizia.

La verità è che le condizioni in cui è possibile fare dello sport a Nardò sono veramente precarie.

Giovare al calcio forse è più facile che giocare a tennis o a pallacanestro o che far dell’atletica leggera. Basta uno spiazzo libero, un pallone e via di corsa, su e giù, verso una porta, a volte immaginaria o messa su alla buona da volenterosi quanto improvvisati falegnami.

Eppure nella nostra città, per le numerose squadrette di amatori che animano i tornei campestri, è diventato molto difficile, se non impossibile riuscire a trovare un rettangolo disponibile per dare libero sfogo alle proprie velleità pedatorie.

Il Comunale di via XX settembre è monopolizzato o quasi dall’AC Nardò che in quest’ultimo periodo si è segnalata più per doti pugilistiche dei suoi dirigenti che per la capacità di primeggiare in campo dei suoi atleti; allo"stadio" dei Pagani ci si deve mettere in lista d’attesa.

L’unico spazio libero che rimane è il campetto all’interno del quartiere residenziale di via Galatone da anni affidato a un fantomatico Centro Sportivo Parlotti che avrebbe dovuto gestirlo, ma che in realtà ha lasciato nell’abbandono più completo il piccolo complesso che oltre al campo di calcio dispone anche di quelli che oggi sono i resti di un impianto di minibasket mai messo in funzione.

Le fotografie che pubblichiamo sono eloquenti.

Porte senza reti, tabelloni malfermi e canestri senza le regolamentari retine, terreno di gioco sconnesso, ragazzini e non che si arrangiano alla meglio spogliandosi all’aperto e rimediando solenni raffreddori quando non riescono ad arrivare per tempo a casa, a fare la doccia, a cambiarsi gli abiti bagnati di sudore.

Che fa il Comune ? Assolutamente niente. Circa un anno fa l’AICS Taurus Nardò denunciò all’Assessore allo Sport, Natalizio, documentandola con una serie di fotografie, la situazione che oggi noi sottoponiamo all’attenzione dei nostri lettori.

Da allora nulla è cambiato se non in peggio.

 

(M.T.) La Voce di Nardò n.0, marzo 1979