LaVocediNardò

dicembre2004

 

 

Parlano

di noi

Parlano di noi.

A poche settimane dalla ripresa delle pubblicazioni LaVoce desta interesse e curiosità per la vitalità della sua formula, per la capacità di cogliere nel segno con le sue denunce, con le sue proposte.

Ilaria Marinaci, una giovane "collega", ci ha dedicato un servizio con intervista su CittàMagazine, un settimanale a diffusione provinciale che esce ogni venerdì in edicola.

Lo proponiamo per sano orgoglio di testata, ma anche per far conoscere, in breve, la storia de LaVoce a chi la sta scoprendo in questi giorni.

E’ un sintesi che dice tante cose, ma, per forza di cose, ne tralascia altre.

Alcune delle quali vogliamo ricordare noi.

A partire dal fatto che il giornale, nato nel 1978, nel pieno della battaglia per difendere Portoselvaggio dalla minaccia della lottizzazione proposta dal barone Fumarola, è stato voluto e fondato e tenuto in incubazione e fatto crescere dal suo direttore responsabile e dall’avv.Salvatore De Vitis che ne è stato e ancora ne è l’animatore infaticabile.

E con loro, dalla selce al silicio, per dire dei vari passaggi nella composizione del giornale, dalla linotype e dai piombi alla videofotocomposizione, tanti collaboratori che hanno messo a disposizione del giornale il loro estro, la loro competenza, la loro intelligenza.

Dagli indimenticati e indimenticabili Pantaleo Ingusci, Luigi Tarricone, Vittorio Raho,Amilcare Vernich, a Emilio Rubino, Elio Marra, Livio Romano, Mario Mennonna, Marcello Tarricone, Biagio Valerio, salvatore Manca, Franco De Pace, Ida Vitagliani, Giuseppe De Vitis, Maurizio Presicce Galapagos. E tanti altri ancora compagni di strada che oggi abbiamo ritrovato e ci incoraggiano a proseguire.


 

A TU PER TU CON LA "VOCE" DI NARDO’

Parla Luciano Tarricone, direttore responsabile del periodico neretino

Un fenomeno editoriale che ha venticinque anni

 

di Ilaria Marinaci

 

Nardò, 1978. Una "Voce" si alza sopra tutte le altre. Una "Voce" che parla per tutte le altre.

La Voce di Nardò, periodico cittadino, ha venticinque anni. Ed è un evento da celebrare. Perché nessun esperimento editoriale può vantare, a livello locale, la longevità, l’autorevolezza, il radicamento nel territorio che, da anni, contraddistinguono la Voce. Un’esperienza, quella del mensile gratuito oggi diretto da Luciano Tarricone, che ha saputo essere al passo con i tempi, tant’è che, inaugurata nel 2000, la Voce on line conta una media di diecimila visitatori all’anno e di circa duecento contatti e-mail che ricevono quasi giornalmente le anteprime, funzionali a saltare i tempi lunghi della periodicità e ad aumentare l’interesse per il numero successivo.

"In tutto questo tempo, ci sono state soluzioni di continuità per la versione cartacea – dice Tarricone – perché, a Nardò, non c’è un mercato di lettori e pubblicitario in grado di reggere esperienze editoriali che durino a lungo. Noi, per il momento, abbiamo deciso di rinunciare alla pubblicità, ma non posso garantire che sarà così anche in futuro. Finché riusciremo a contenere le spese, assicureremo un po’ di vita a questa formula".

La caratteristica della Voce è sempre stata quella di scoperchiare il calderone della politica, svelando ai cittadini le manovre più o meno ortodosse che avvengono nelle auguste sale di Palazzo di Città. Non ultima, la rivelazione – pubblicata prima sul web e poi sul numero di novembre – dei motivi che hanno guidato il sindaco Vaglio nella scelta dello staff.

Quello che i politici criptano nelle frasi arcane del loro "politichese", la Voce, da sempre, lo decodifica per chiunque.

"Siamo tornati a farci sentire – continua Tarricone – dopo un intervallo di tempo non breve e il risultato (il numero di ottobre introvabile in edicola dopo pochi giorni ndr) è stato, per certi versi, sorprendente. La Voce, versione 2004, è più viva ed ha un taglio polemico. Cerchiamo di svolgere civilmente una funzione di megafono e, nella maggior parte dei casi, le critiche sono innescate da problemi reali che ci vengono segnalati dai cittadini stessi, che, prima, scrivevano lettere, ora usano la posta elettronica. Vogliamo tenere sveglie, una volta si sarebbe detto, le ‘coscienze’, oggi forse si farebbe meglio a parlare di interesse e di curiosità intorno alle cose importanti. A volte ci riusciamo, altre meno".

Un successo è stato sicuramente l’esperienza telematica legata a Serra Cicora. Nel 2001, per impedire la costruzione di un porto in un tratto di costa protetto, incontaminato, ricco di reperti preistorici e troppo vicino a Porto Selvaggio, la Voce promosse la creazione di una vera e propria comunità virtuale che riuscì a mobilitare il paese, e non solo, contro il progetto.

Il momento più nero, invece, nel 1984, all’indomani dell’omicidio dell’assessore repubblicano Renata Fonte. "In quell’anno – ricorda Tarricone – era al potere una giunta di centrosinistra, messa in crisi da determinate posizioni assunte da liberali e repubblicani. Noi avevamo in atto una polemica con la Fonte e, dopo la sciagurata notte in cui fu uccisa, ci indicarono come i mandanti morali del delitto. Non è stato facile sentirsi dire, finché non furono trovati i veri colpevoli, di aver armato la mano dell’assassino".

Ma la storia editoriale della Voce si intreccia e si fonde con la storia della città a cavallo fra vecchio e nuovo millennio. Dal primissimo numero – "che nacque proprio come voce della gente di Nardò sulla questione di Porto Selvaggio" – a tutti gli altri che hanno documentato momenti più o meno cruciali vissuti dal paese. Un paese di cui la Voce si propone di essere la memoria storica. Proiettandosi con ottimismo nel futuro. "Vorrei riuscire a rendere questo giornale – conclude Tarricone – autonomo dalle persone, anche da chi l’ha rilanciato, per non far verificare quelle soluzioni di continuità del passato. Vorrei che fosse espressione della città non necessariamente ripiegata su se stessa per lamentarsi, ma per essere orgogliosa delle proprie bellezze, ricchezze e, anche, se Dio vuole, dei propri amministratori. E poi, vorrei creare una redazione più ampia. La Voce è stata una palestra per tanti cronisti e scrittori. Oggi c’è in città una generazione che si interessa con entusiasmo al mestiere giornalistico, che non è assolutamente facile visti i sacrifici che comporta".

Infine, una riflessione. Sfogliando un numero della Voce del 1978, si legge di una delibera per l’acquisto delle suppellettili per il gerontocomio. Sfogliandone uno del 1988, si legge dell’emergenza rifiuti. Sfogliandone un altro del 1998, si legge dell’incuria in cui versano gli impianti sportivi. Oggi, Annus Domini 2004, il gerontocomio vegeta semiultimato senza che nessuno ne conosca la sorte, la discarica di Castellino continua ad angustiare olfatto e polmoni e negli impianti sportivi crescono le erbacce.

Il tempo passa ma la città è ferma e quelli che dovrebbero porvi rimedio sembrano non rendersene conto. Contro questo stato di cose, una "Voce" è tornata a rialzarsi.