LaVocediNardò

dicembre2004

 

Lettere al

Direttore

 

PariOpportunità

Emigrazione

Ds

 

 

 

Caro Direttore, abbiamo sorriso con amarezza leggendo la pagina de LaVoce on line dedicata al logo della Commissione per le pari opportunità.

Ci sembrano lontani i tempi in cui esisteva a Nardò quello che si chiamava "movimento femminista" e che teneva vivo il dibattito su temi importanti per tutta la città.E per le donne soprattutto. Erano altri tempi. E anche forse altre donne come Ada Lezzi, Renata Fonte, Lina Falconieri.

Spesso spigolose e sanguigne, come "uomini", ma vive a decise e capaci. E orgogliose di un ruolo svolto con intelligenza e passione.

Leggere che nella stessa commissione che è stata chiamata a scegliere il simbolo della Commissione pari Opportunità del comune non ci fosse neanche una donna mi è sembrato incredibile.

E che dire dello staff e della Giunta. E’ possibile che a Nardò non ci sia una donna in grado di poter svolgere il ruolo di amministratrice?

Ma forse sbaglio a meravigliarmi. C’è stata la raccolta di firme per l’abrogazione della legge sulla fecondazione assistita, ma né la Commissione né i partiti, soprattutto della sinistra, si sono mossi.

Forse non bisogna dispiacere al sig.Vescovo che è utile in campagna elettorale!

Mi auguro che almeno voi possiate dare spazio su questo giornale alla Voce dell’altra metà del cielo.

Con amicizia e un sincero incoraggiamento.

A.M.

Gentile amica mi consenta di risponderle con le parole di Diana Papaleo che della Commissione Pari Opportunità del Comune di Nardò è Presidente.

"A Nardò vige la politica dell’androcentrismo. Ogni volta che si ipotizza l’intervento di una donna, la sola possibilità viene accolta da remore e pregiudizi. Invece di evolverci qui stiamo assistendo ad un’involuzione. Non ultimo l’episodio dello staff: il sindaco sarà affiancato solo da consulenti uomini. Sarebbe auspicabile la presenza di una donna anche in Giunta. L’intuito femminile, la capacità di mediare avrebbe costituito un di più e avrebbero evitato molte problematiche. Questa amministrazione, invece, non ha fiducia nelle donne".

Le trova in un servizio di Ilaria Marinaci su Cittàmagazine di novembre.

Potremmo non aggiungere altro se le parole della sig.ra Papaleo che è parte dello SDI, il partito della senatrice Manieri non suonassero stonate rispetto ad una pratica di supina passiva accettazione di scelte che vengono gestite in maniera autonoma e sulla testa degli stessi organi dei partiti dai soliti noti tra cui appunto la senatrice che ha gestito la vicenda dello staff, cui fa riferimento tanto lei che la sig.ra Papaleo, in maniera da salvare capra e cavoli. Riempire la bocca a Marsiglia per non farlo sedere in Consiglio Comunale dove evidentemente ha più accondiscendenti attenzioni nel sig.Malcangi.

Ma questa è altra storia.

E, comunque, se rimaniamo alla politica, guardi bene che anche tra i consiglieri delegati, che sono un esercito, non c’è nessuna donna.

E’ vero i tempi di Ada Lezzi, Lina Falconieri, Renata Fonte, con cui pure, per quanto ci riguarda non sono mancati momenti di conflitto, ma anche di rispetto e collaborazione, sono lontani. Molto lontani.


 

Al Giornale "La voce di Nardò"

Alla cortese attenzione del direttore.

Tramite: e-mail: www.lavocedinardo.it

Per conoscenza all’amministrazione comunale di Nardò

Egregio Direttore,

si da il caso che in questi giorni mi sono trovato a trascorrere qualche giorno di vacanza a Nardò. Con grande stupore ho letto nella rubrica del Suo giornale "lettere al direttore" l’intervento del sig. Massimo10 e dato l’errata e insufficiente informazione mi sento in obbligo di muovere i seguenti appunti.

Innanzitutto mi riferisco direttamente al cosiddetto "Massimo10" dicendogli che è troppo semplice scrivere un messaggio su una rubrica senza neanche prendersi la responsabilità di firmarsi col proprio nome e cognome e non con un semplice "nickname".

Dopodichè, entrando nello specifico, mi permetto di elogiare, ancora una volta, l’operato dell’amministrazione comunale di Nardò ed in particolare del sindaco Dott. Antonio Vaglio e il delegato A.I.R.E Antonio Cavallo che hanno profuso enormi energie per la riuscita delle visite istituzionali dapprima in Germania e, qualche settimana fa, il Belgio.

Quanto mosso sotto forma di accusa del sig. massimo10 è infondato perché nessun amministratore tedesco si è mai rifiutato un gemellaggio con la Città di Nardò.

Il problema si è posto perché sia la città di Heilbronn che la città di Göppingen erano già da lungo tempo state gemellate con altri comuni del Sud Italia, qui si sarebbe dovuto intervenire più di vent’anni fa, ma ciò non toglie la grande amicizia che ora lega le due amministrazioni europee con il comune di Nardò che ha suggellato l’intesa con la donazione di un albero di ulivo alla città di Göppingen.

Proprio per questa visita istituzionale, bisogna precisare che l’nvito al comune di Nardò è stato fatto direttamente dal sindaco della città di Göppingen, sig. Reinhard tramite il nostro concittadino sig. Tony Falconieri, rappresentante degli emigranti nel comune di Göppingen.

È bene che qualcuno, prima di pubblicare errate (false) notizie in merito alle visite istituzionali, si prenda la biga di verificare altre testate giornalistiche, non solo locali, ma anche quelle estere che hanno dato grande risalto a queste iniziative, che testimoniano come il nostro comune sia sensibile ai problemi dei numerosi emigranti, in un contesto di Europa libere e unita.

Ma non è tutto. L’eco di tutto ciò, come ho potuto leggere qualche giorno fa, è arrivato anche in Italia al ministro Tremaglia che, durante le visite istituzionali ha inviato vari messaggi di congratulazioni per la riuscita delle stesse, sia in Germania che in Belgio.

Mi auguro che il consigliere delegato A.I.R.E possa continuare quest’opera di riavvicinamento dell’intera Amministrazione Comunale nei confronti di tutti i neretini (me compreso) residenti all’estero, anche fuori dei confini europei.

Le posso assicurare, Caro direttore, che i veri europei siamo noi emigrati, che da anni lavoriamo sodo contribuendo allo sviluppo economico, sia del paese in cui lavoriamo che del paese dal cui proveniamo. L’uno con il lavoro della nostra mente e le nostre braccia, l’altro con le nostre rimesse pecuniarie. Dovendo subire molte umiliazioni in quanto considerati stranieri per l’uno e " poco o niente" per gli altro. Se si pensa che ci sono voluti più di quarant’anni per avere il diritto di voto all’estero, non ancora perfezionato del tutto, che non abbiamo mai avuto il diritto di votare per le amministrazioni comunali nei paesi di residenza all’estero, se non da qualche anno e solo per merito della UE e non come scelta del singolo paese ospitante.

Ben vengano quindi tutte le Amministrazioni comunali e tutti i sindaci che promuovono l’avvicinamento; almeno morale, dei propri cittadini all’estero, i quali hanno pagato un prezzo culturale ed affettivo molto alto per quell’allora loro dura scelta dovuta dalle circostanze economiche di allora disastrose e privi di ogni speranza.

in fede

 

Salvatore Voi

Assistente sociale Caritas di Stoccarda e cittadino naturalizzato di Nardò

 

Stoccarda 12.11.2004

 

Il sig.Voi ci ha fatto avere la lettera che volentieri pubblichiamo.

Con una dovuta precisazione che ci auguriamo legga, se non dall’edizione cartacea, almeno da quella online de LaVoce di cui, comunque, ci ha fatto sapere di non voler ricevere più i lanci periodici.

Ce ne dispiace perché non avrà molto modo di conoscere del tutto la realtà della comunità di cui si sente cittadino elettivo.

Forse il sig.Voi dovrebbe chiedersi come mai il sig.Vaglio abbia scoperto solo adesso l’emigrazione italiana all’estero e non lo abbia fatto invece, per esempio, dieci anni fa, quando già fu sindaco della città.

Sono state migliaia i nostri concittadini che in Belgio, Germania, Francia, Svizzera hanno cercato un avvenire diverso e migliore di quello che il nostro paese era in grado di assicurare.

Migliaia quelli che lasciando mogli e figli andarono a imparare all’estero "le lingue" seguendo il "buon consiglio" di uno dei padri della patria, on.Alcide De Gasperi.

Intere famiglie hanno lasciato Nardò. E non sono più tornate se non per votare, sempre più raramente, o d’estate, nella casa costruita al mare e, ormai, sempre più spesso anche venduta, perché nel frattempo i figli si sono integrati nei paesi d’adozione e preferiscono vivere con serenità la propria esistenza di cittadini d’Europa.

Forse dovremmo parlare anche di questo e delle questioni del lavoro che non c’è o è sfruttato e malpagato e crea disagio e tensioni a una nuova emigrazione.

Ma questa Amministrazione che viaggia.Che va.Che viene da un confine all’altro. Non ha una strategia sociale e un progetto di sviluppo che non sia legato a slogano vuoti o a cavalli di troia, comq il porto turistico, che più che sviluppo portano degrado e sottosviluppo.

Il sig.Voi pensi anche a questo e ponga ai suoi interlocutori istituzionali neritini anche questi problemi.


Caro Direttore,

le scrivo per meglio precisare la posizione del D.S. poichè alcune affermazioni espresse dal vostro giornale mi appaiono francamente gratuite e spesso fantasiose. L'incarico affidato dal Sindaco al nostro Segretario di portavoce  è un atto assolutamente autonomo, rientra tra le sue prerogative, ed il Partito non è stato consultato a nessun livello. Fissata la data del prossimo Congresso cittadino tutto il gruppo dirigente è automaticamente dimissionario e di fatto dimissionato. Pur non  sussistendo nessuna incompatibilità formale,tra la carica di portavoce e di Segretario, la Segreteria ha deciso di nominare un coordinatore ad interim fino al congresso per evitare ogni possibile strumentalizzazione. Un passaggio che riteniamo dovuto ma non obbligato. La nomina di Gino Andriani ci conferma che avevamo fatto la scelta giusta quando decidemmo in un Congresso straordinario nel Febbraio 2004 di nominarlo Segretario di sezione, le sue capacità politiche e dialettiche sono indiscutibili e possiamo ritenerci soddisfatti se queste capacità sono oggi al servizio dell'intera Città.

In merito ai giudizi espressi sul nostro Assessore posso, senza timore di smentita affermare, che tutti gli amministratori del nostro Partito godono della fiducia del gruppo dirigente e degli iscritti. A tal proposito la invito alla prossima assemblea degli iscritti per avere degli elementi utili ai suoi prossimi articoli senza far uso di "veline" disinformate e in malafede. Le invio i miei più cordiali saluti.

                                                            DanioAloisi                                                                                                                              Coordinatore D.S.

Prendiamo atto della soddisfazione del sig.Aloisi per la nomina di Andriani e dello staff.

Ma è indubbio che le scelte del Sindaco, avallate e condivise dai DS, siano tra le più vergognose che siano state compiute negli ultimi anni da un pubblico amministratore.

Nessuno vuole negare l’autonomia del sindaco nell’attuale ordinamento di definire livelli organizzativi finalizzati alla realizzazione del programma di mandato, ma è altresì indubitabile che ciò dovrebbe avvenire in diversa maniera. Più trasparente. Più economicamente convincente. Più democraticamente condivisa. E non ci sembra proprio che così sia o così sia stato.

Forse farebbe meglio a rileggere le dichiarazioni rese dal Sindaco e dal Vsindaco sulle natura dello staff. In un caso si parla di struttura di consulenza di natura politica, nell’altro di soluzione organizzativa all’interno dell’assetto burocratico comunale che già vanta dirigenti apicali e un segretario comunale oltre a vari consulenti con lucrosi compensi.

La verità è che i DS riproducono in sedicesimo i peggiori vizi della peggiore democrazia cristiana e pensano che tutto sia dovuto in virtù di un patrimonio di cultura storia e tradizione che negano nella pratica lottizzatrice e clientelare cui la nomina di Andriani si richiama.

Quanto alla fiducia in Risi la fonte è affidabile e tutta interna ai DS.

Così come affidabile è la voce secondo cui l’incarico ad Andriani sarebbe una sorta di finanziamento pubblico occulto alle casse della quercia.