LaVocediNardò

dicembre2004

Politiche

del

Lavoro ?

Non a Palazzo!

Neanche la vicenda

Scorza e il sequestro di un cantiere fanno discutere la città.

 

Una nota

di Rifondazione

Comunista

 

 

"Nella storia del riscatto dei lavoratori italiani hanno preso il loro posto, dopo la caduta del fascismo, anche le tabacchine. Questo opuscolo contiene qualche brano della loro eroica azione contro la miseria, contro i ricatti dei padroni e dei loro alleati scissionisti, contro le violenze ed il terrore esercitate negli episodi della loro lotta aperta, per l’emancipazione dallo sfruttamento dei concessionari. Da questa breve storia sorge il grido di rivolta contro il sistema che a prezzo della fatica, della salute delle nostre tabacchine, garantisce con tutti i crismi della legge, i facili guadagni di una schiera di monopolisti che, creati dal fascismo, l’attuale regime sostiene ed incoraggia…"

Abbiamo ritrovato e riletto la breve nota di introduzione al Contratto nazionale collettivo di lavoro delle tabacchine, sottoscritto nel 1950 dopo che a partire dal 1946, la protesta e le lotte partite dalle 46mila tabacchine della provincia di Lecce avevano infiammato il resto d’Italia.

Tempi lontani in cui ancora non si parlava di globalizzazione, il lavoro era un valore, i diritti dei lavoratori un principio fondamentale da affermare e difendere.

Ma parliamo di 54 anni fa. Di tempi le cui vicende non trovano quasi spazio nei libri di una storia che il revisionismo e il conformismo striscianti depurano da ogni accenno ai conflitti sociali e di classe.

Le tabacchine, come l’Arneo sono materiali buoni per esercitazioni retoriche di qualche cineasta o ricercatore di Partito in vena di riscattare le proprie origini borghesi con abluzioni buoni sentimenti a senso unico.

Da celebrare, da consegnare alla storia. Ma da dimenticare nella pratica politica, sociale, sindacale, di ogni giorno.

Non era mai avvenuto nella storia di Nardò che episodi gravi quali quelli accaduti nelle ultime settimane nel mondo del lavoro e delle aziende produttive locali passassero inosservati e si facesse anzi quasi a gara nel far calare su tutto una cortina di silenzio.

L’arresto dei fratelli Scorza, il sequestro di un cantiere edile, l’adozione da parte della magistratura di provvedimenti cautelativi gravissimi non precedenti nella storia del mondo del lavoro nella nostra città.

Nel primo numero della nuova serie de LaVoce abbiamo, non a caso, voluto riprendere e rilanciare una questione, quella del lavoro nero, del lavoro sommerso, del lavoro sfruttato, che a Nardò, nonostante i molti passi in avanti fatti dal sistema delle tutele e delle garanzie contrattuali, è una questione aperta e non risolta.

Come ben sanno le centinaia di donne, soprattutto, che ancora oggi lavorano senza tutele per pochi centesimi a capo, una volta si sarebbe detto per pochie lire, per questo o quel padroncino.

E così la vicenda dell’operaio edile precipitato dai ponteggi di un cantiere alla periferia della città richiama e ripropone i problemi della sicurezza delle condizioni di lavoro non sempre rispettate.

Su questi argomenti torneremo nei prossimi numeri de LaVoce.

Che Nardò viva una situazione socioeconomica di estrema delicatezza e fragilità è un dato che ben conosciamo.

Nello scorso numero abbiamo pubblicato, quale contributo al dibattito sul futuro della città la parte socioeconomica allegata allo studio dell’Università di Lecce sulla eventualità dell’insediamento di un porto turistico in territorio di Nardò.

"…Sotto il profilo occupazionale, - rileva la prof.trono - dall’analisi dei dati 2001-2002 del Sistema Locale dei Lavoro si rileva a Nardò un tasso di attività in aumento rispetto ai valori dei 2001 e rispetto alla media nazionale; stazionario è, invece, il tasso di occupazione rispetto all’anno prima e rispetto ai ritmi nazionali. In vistoso incremento è, invece, il tasso di disoccupazione, aumentato di 3, 4 punti in un anno (cfr. tab, 1).

Una situazione di cui soffrono, in particolare, le donne e fasce giovanili, come emerge dal numero di iscritti alle liste di disoccupazione. Le prime sono maggiormente rappresentate in agricoltura (dove si cumula un quarto dei totale iscritti alle liste sopra menzionate, soprattutto rappresentato da donne). Nei settore terziario, invece, maggiormente coinvolti sono i giovanissimi. L’alta percentuale di laureati e diplomati di questo distretto pone il problema della qualità dei disoccupati, con riferimento alle debolezze dell’organizzazione scolastica…"

Non c’è da meravigliarsi se in tali condizioni il ricatto del lavoro, di una paga qualsiasi purchè assicurata faccia aggio sul bisogno e la necessità di tanti.

Ci si sarebbe aspettato che, aldilà della cautela del caso, della necessità di aspettare le autonome e legittime, indagini della magistratura sulle vicende cui abbiamo accennato, tra le forze politiche, sociali, sindacali, si aprisse un dibattito per impegnare, ad esempio, gli organismi di controllo a vigilare sulle condizioni di lavoro nei cantieri e nelle aziende che in questi tempi operano numerose nel territorio del nostro Comune.

Ci si sarebbe aspettato che un’Amministrazione comunale di centrosinistra, in cui siede un assessore "socialista" alle politiche del lavoro, si impegnasse da subito per far luce sulle ombre che i recenti fatti hanno gettato su settori ampi e importanti della vita della nostra comunità.

E invece anche in questo caso niente.

Non una parola.

Un silenzio eloquente. Assordante.


Un Salento da amare, ma anche un Salento amaro

Non voglio interferire o esprimere giudizi avventati sul caso esploso a Nardò circa le condizioni di lavoro
a cui, secondo l’accusa, erano sottoposti i dipendenti della ditta dei fratelli Scorsa, perché è compito
della magistratura fare chiarezza sulla vicenda, ma mi sento obbligato, proprio prendendo spunto dai fatti
neretini, di rivolgere alcune riflessioni agli interlocutori istituzionali, sociali ed economici circa le condizioni salariali e di lavoro a cui sono sottoposti migliaia di lavoratori in questa provincia.
Ogni giorno vengo a conoscenza di storie che accadono sui luoghi di lavoro al limite dello schiavismo.
Operai che fanno massacranti turni di lavoro di 10/12 ore, anche notturne, stipendi al limite della carità,
condizioni di lavoro igienico -sanitarie pessime, sicurezza sui luoghi di lavoro inesistente, umiliazioni e costrizioni di ogni genere.
Queste storie stanno diventando una prassi, sono  la leva su cui  agire per destrutturate il mondo del
lavoro con i suoi diritti e le sue conquiste, incominciano ad essere la variabile economico aziendale da utilizzare per conseguire redditività e così   imprenditori privi di scrupoli accumulano ingenti profitti
Mi è sempre piaciuto lo slogan "Salento d’amare" perché si proponeva al mondo intero un pezzo di
territorio dalle caratteristiche uniche in fatto di clima, sapori, bellezze naturali, ospitalità ecc..
Guardando, invece, alle condizioni di lavoro e di salario di molta parte dei lavoratori salentini si
scopre dramma, precarietà, ricattabilità ed incertezza.
Scopro un "Salento amaro" che rischia addirittura di esportare il suo modello "asiatico" di organizzazione
del lavoro in tutta Italia, vista la crescente precarizzazione delle condizioni economiche e di lavoro che si stanno diffondendo in tutto il paese.
C’è una responsabilità specifica delle organizzazioni sindacali, delle associazioni di categoria, degli
organi di controllo, delle amministrazioni centrali e locali. Anche dei partiti, che con forza dovrebbero
esprimere modelli di sviluppo locale e nazionale che provochino un corto circuito in questa economia di
furbi e faccendieri, in favore di una economia che crei sviluppo e benessere.
Rifondazione Comunista già in occasione della stesura del Programma per l’elezione del Consiglio Provinciale ha posto l’accento sulla necessità di riconoscere una premialità, nell’affidamento delle commesse, alle imprese che non applicavano la legge 30 e che garantivano idonee e legali condizioni di lavoro e di salario.
Per questo ribadisco la mia ferma opinione che oggi, più che mai, la politica ha il dovere di investire gli
organi preposti a predisporre i controlli necessari a scovare tutte quelle situazioni di violazioni dei
principali diritti dei lavoratori, ma anche di dare per prima il buon esempio espellendo dal circuito
dell’affidamento degli incarichi tutte quelle imprese che ledono e mortificano i lavoratori e i loro
diritti.

Lecce 01/12/04                                        
                   

Il segretario provinciale Giorgio FRANCO