RITROVATA UNA INEDITA

STORIA DI NARDO’

Giancarlo De Pascalis (*)

 

Non è raro per chi fa il lavoro dello storico imbattersi spesso in documenti che per lunghi anni sono rimasti ignoti alla maggior parte degli studiosi: ciò avviene ormai sempre più di frequente anche se molte volte la validità di un manoscritto e di un documento deve essere conseguentemente supportata dall’analisi critica e da una comparazione con le altra fonti. Non è infatti esempio di buona metodologia dibattersi per la ricerca di un documento se poi spesso l’inseguimento della repentina divulgazione va a scapito della corretta analisi della fonte stessa.

Girando durante le mie ricerche universitarie mi sono imbattuto in un breve manoscritto, facente parte della collezione dei cardinali Borghese: pur non essendo dunque di piccole dimensioni, tale rinvenimento può collocarsi in una vera e propria nuova "scoperta", che potrà dare adito a nuovi spunti di ricerca e di approfondimento nella storiografia salentina. Tale manoscritto ritorna infatti alla luce dopo ben 360 anni, e rappresenta cronologicamente la prima "storia di Nardò", che precede di ben un secolo la più conosciuta e comunque sempre ben corposa "Istoria" trascritta sapientemente da Giovan Bernardino Tafuri, alla metà del settecento. L’interessante testo inedito è stato da me ritrovato nella Biblioteca Apostolica Vaticana, nel fondo appartenente alla famiglia Borghese. Il testo – che verrà pubblicato insieme ad un altro inedito disegno del Palazzo vescovile di Nardò nella rivista "Neretum", il bollettino della Società di Storia Patria della sezione neritina - fu compilato nel 1643 da un tal Geronimo de Falconibus, negli stessi anni dell’episcopato di mons. Fabio Chigi. Non è improbabile che fosse un testo spedito dal Chigi allo stesso cardinale Francesco Barberini, che lo aveva fatto eleggere prima cancelliere di S. Romana Chiesa e poi vescovo della Diocesi di Nardò.

La descrizione, se pur non incanalata nella storiografia filologica-documentaria del Tafuri, ma calata nella narrazione tipica del periodo, sviluppa però interessanti e inediti particolari: dalla fondazione della città da parte di un epico fondatore, chiamato Tullio de Beccolini, sino alla conformazione del circuito murario urbano. Vengono inoltre descritte le calamità naturali, nella lettura ancora seicentesca della punizione divina. Sono esattamente descritte le quattro porte urbiche e viene documentata la localizzazione dell’antico Castello nei pressi della vecchia Chiesa di S. Francesco, oggi Chiesa e Convento dell’Immacolata In seguito il narratore descrive puntualmente gli abitanti, gli edifici e conventi con le chiese principali e persino i campanili maggiori (quello della Cattedrale e quello di S. Domenico così come appaiono nella veduta prospettica settecentesca pubblicata dal Tafuri).

Una sezione a parte spetta invece alla descrizione del Simulacro del Crocifisso Nero e della leggenda ad esso correlata, che mette chiarezza su aspetti storici ancora oggi tenuti nel dubbio tra atteggiamento fideistico e scientificità storica.

Il resto della storia prosegue segnalando le personalità di spicco nell’ambito culturale della città: in particolare sono da rilevare le presenze di Scipione Puzzovivo (che molti studiosi ritenevano non essere affatto vissuto ma pure invenzione storica del Tafuri) e soprattutto sulla scoperta di due nuovi personaggi artistici segnalati come pittori di corti italiane, Marco Zuccari e Francesco Falconi, sulle cui attività artistiche sicuramente ci sarà da indagare.

Brevi cenni sono dati anche sull’organizzazione politica dell’amministrazione dell’Universitas neritina, e sulla localizzazione dei bagni delle marine di S. Maria.

Rilevante risulta ancora la narrazione in merito alla presenza in epoca medievale di popolazioni arabe nell’area circostante la marina di S. Caterina e sull’organizzazione di opere riguardanti la formazione di istmi e di altri sistemazioni a carattere urbanistico. Viene accennata anche l’esistenza di un tesoro nei pressi di una collina presso il cui porto si diceva fosse approdato Enea.

Il manoscritto risulta un importante documento per la storiografia neritina, ma mette altresì in evidenza la povertà culturale dell’autore seicentesco che, pur avendo a sua disposizioni fonti autorevoli oggi andate perdute, non entrò nel merito delle specifiche fonti storiche rispetto invece alla personalità di Giovan Bernardino Tafuri che rimane, nonostante le intercalate falsificazioni dovute ad alcuni aspetti legati a specifici interessi, a pieno titolo uno dei capisaldi della storiografia settecentesca neritina e meridionale.

 

(*) Architetto, Dottore di Ricerca in Storia della Città - Università di Roma

 

 

     

una foto della scorsa edizione

Un quadrangolare di calcio per la cura della Talassemia

Tremila ragazzi a tifare per la solidarietà.

L’IISS Tecnico Commerciale e Tecnico per geometri "Ezio Vanoni" di Nardò organizza il secondo Trofeo per la Solidarietà "Pro cura della Talassemia", dopo la trionfale edizione dello scorso anno che ha visto la partecipazione di migliaia di ragazzi delle scuola neritine.

Quest’anno al quadrangolare di calcio fra gli istituti superiori della città, che si svolgerà nello Stadio comunale di Via XX Settembre, prendono parte:

- L’IIISS Tecnico commerciale e per geometri "E. Vanoni"

- L’Istituto statale d’Arte "G. Toma"

- Il Liceo Scientifico, Classico e Psicopedagogico "G. Galilei"

- L’IISS per i Servizi sociali, Industria, Artigianato ed Alberghieri "N. Moccia".

 

I fondi raccolti saranno devoluti alla Fondazione italiana "L. Giambrone" – Progetto guarigione dalla Talassemia. Il trofeo, offerto dalla fondazione e vinto nella scorsa edizione dal "Galilei", sarà consegnato alla squadra vincente dal professor Marcello Bidetti, referente per la Puglia.

La curiosità del torneo consiste nel fatto che il trofeo venga rimesso in palio ogni anno dalla squadra che detiene il titolo. Così come è successo per la Coppa Rimet e per la Coppa del Mondo FIFA.

Appuntamento dunque a Nardò

Mercoledì 30 aprile 2003 alle ore 10,00 presso lo Stadio comunale.

Il torneo, organizzato dall’ITG "E. Vanoni" con la collaborazione di Città di Nardò e Provincia di Lecce ha visto impegnati il dirigente scolastico, i docenti, gli alunni ed il personale dell’Istituto, tutti fortemente motivati dal referente del progetto, il professor Tommaso Vergari, e dai suoi collaboratori, i professori Fernanda Cassar, Antonella Miglietta, Rosanna Potenza e Giuseppe Antico.

     

 

Il parco di Torcido e i luoghi del cuore

Uno degli ultimo de LaVoce è stato l'invito a partecipare alla campagno di Repubblica e del FAI per la difesa di quelli ceh sono stati definiti i "luoghi del cuore".

Chi abbia seguito l'andamento della campagna ambientalista avrà potuto notare che in Puglia il territorio di Nardò è stato quello che ha raccolto più numerose e calde segnalazioni, con Serra Cicora e Portoselvaggio in testa a tutti. Abbiamo estrapolato le segnalazioni "citate" e ve le proponiamo perchè possiate se ritenete riverberarle ad altri.

Su Serra Cicora torneremo tra breve.

E parleremo anche dei 500 milioni, 250mila euro, del famigerato LEA di cui sis a solo che ha propotto pochissimo anche se poteva essere una eccezionale molla di sviluppo per la nostra comunità.

Uno dei tanti "scandali" neritini di cui solo Fare Verde qualche giorno ha avuto il coraggio di parlare.

Ma nel frattempo è scattato l'allarme su un altro ECOMOSTRO che camuffato da ecologismo avanzato si starebbe tentando con la copertura di ampie fasce, purtrippo, di una sinistra istituzionale con poca fantasia e molta voglia di imitare i fallimenti altrui.

Avrete senza'altro sentito parlare di Torcito, della masseria che la provincia intende ristrutturare per farne un parco dei divertimenti.

Roba da matti.

E dire che Portoselvaggio è stato penalizzato dal Ministero dell'Ambiente soltanto perchè nella sua denominazione, legata alla legge che lo istituiva, si legge un attrezzato che significa tutto e niente.

E allora è il caso di ricominciare una battaglia che in questo paese, sinistra o destra, sembra non avere mai fine.

Livio Romano, che non ha bisogno di presentazioni, ha scritto sulla vicenda di Torcito, un articolo che è stato pubblicato con bella evidenza, su La Gazzetta del Mezzogiorno.

Ve lo proponiamo in coda.

Anche in questo caso vale l'invito a un tam tamo comunicazionale che può lanciare una battaglia di grnade civiltà.


LUOGHI DEL CUORE

NARDO'

Desidero segnalare "porto selvaggio", un parco boschivo che si trova sulla costa ionica, nel comune di Nardò. Spesso in passato è stato oggetto di mire commerciali, volte a farne un villaggio turistico. F R

LA CICORA

Salviamo il tratto di costa denominato 'La Cicora' nel comune di Nardò...perchè è "nostro". Ce lo siamo guadagnato con due anni di impegno, banchetti, proclami, veleni perchè non ci facessero un porto turistico. Ma anche con due anni di amicizia e comunanza tra esseri diversi ma, in fondo in fondo, simili. stefania Nardò - Lecce Stefania

SERRACICORA

Vorrei segnalare Serracicora, uno dei più suggestivi tratti di costa del litorale salentino, di enorme valore paesaggistico e naturalistico, immediatamente a ridosso del parco naturale di Porto Selvaggio nel comune di Nardò. Su questo sito, su questo selvaggio luogodelcuore mio e di chiunque abbia avuto la fortuna di trovarlo e di goderne, su uno degli ultimi paradisi incontaminati, in cui il profumo del mare si mescola con gli odori della macchia mediterranea, lontano dalla "madding crowd" estiva, in una pace e una bellezza quasi irreali, incombe però la folle minaccia della costruzione di un porto turistico... EI

SERRA CICORA

Uno dei luoghi a cui sono molto legato affettivamente e che rischia di essere devastato da un progetto per la realizzazione di un porto, è Serra Cicora, che si trova sulla costa ionica salentina nel comune di Nardò (LE). E' un luogo dove spesso vado ad ammirare le fantastiche sfumature del tramonto del sole, e che ogni volta mi regala emozioni in quanto sembra di essere lontano dai luoghi comuni pur essendo a due passi da casa e questo mi fa sentire orgoglioso di vivere in questo bisfrattato sud, speriamo non ci venga portato via dalla realizzazione di un inutile porto. T M

Nardò

Vorrei segnalare alla vostra attenzione un tratto del litorale salentino, appartenente al Comune di Nardo'. Il tratto inizia dalla frazione di Santa Caterina, e prosegue per Porto Selvaggio ed Uluzzo. Una parte di questa costa, che e' stata classificata l'anno scorso come il sentiero naturale piu' bello d'Italia, se non ricordo male, da Legambiente, e' da sempre esposta agli attacchi della speculazione edilizia, o, peggio, agli appetiti dell'industria del turismo piu' o meno spregiudicata. Con grossi sforzi e' stato istituito un parco naturale (che tutela solo una parte del tratto prima citato), la cui sopravvivenza e' continuamente in discussione. Non si tratta solo di una perla ambientale e paesaggistica: diverse sono le torri di avvistamento del 1500 presenti in quell'area, e nelle grotte che si affacciano sulla bellissima baia di Uluzzo, alcune decine di migliaia di anni addietro c'erano insediamenti umani di particolare interesse (tanto da far parlare di "uomo uluzziano"). Aggiungo che e' uno dei pochi angoli godibili rimasti in un territorio barbaramente distrutto dalla presenza dell'uomo post-uluzziano. LT

NARDO'

In merito all'iniziativa "luoghi del cuore", vorrei segnalare il litorale jonico del comune di Nardò (Lecce), e in particolare la zona conosciuta come "Porto Selvaggio" (già tutelata), "Torre Uluzzo" e "Serra Cicora" (che tutelate, per quanto ne so, non sono). Sono in corso tentativi di sfruttamento turistico fortemente lesivi del patrimonio paesaggistico e ambientale (porticciolo, alberghi ecc.), ed è opportuno intervenire. A O

SANTA CATERINA NARDO'

Non posso non segnalarvi un luogo fantastico, un minuscolo tratto della costa jonica pugliese, nei pressi di Santa Caterina Nardò (Lecce): Porto Selvaggio. Per arrivarci bisogna scendere a piedi in una foresta di pini, il terreno è roccioso, sembra di essere in montagna.... invece dopo pochi minuti ci si trova di fronte ad una piccola insenatura, dopo l'acqua è calma, di un azzurro/verde accecante, fresca, la spiaggia sottile, la luce del sole si insinua fra i rami dei pini, il cielo riflette tutta la bellezza del luogo, l'aria profuma di mediterraneo .... E' veramente un posto incredibile che, spero, non sarà mai intaccato da bar, ristoranti, villaggi turistici, negozi di souvenir ..... Eli

PORTO SELVAGGIO -SERRA CICORA Nardò

Portoselvaggio-Torre Uluzzo-SerraCicora: alcuni chilometri di costa incontaminata, pini, macchia mediterranea, acqua cristallina in tutte le sfumature di colori dalle piu' intense a quelle piu' delicate. Un tratto di costa cosi bello da richiamare l'attenzione di chi ama la natura e gli interessi di chi ritiene che fare turismo sia un fatto meramente commerciale. Portoselvaggio è parco naturale e in quanto tale, almeno al momento, protetto. Serra Cicora, un'insenatura selvaggia e incantevole, vicinissima a Portoselvaggio, rischia di essere devastata da interventi e progetti edilizi e portuali che comprometterebbero definitivamente il sito ed il restante tratto di costa. Una risorsa cosi preziosa merita e richiede attenzione e tutela. A T.

COSTA DI PORTO CESAREO TRA LE PROVINCE DI LECCE E TARANTO Salento

Vi vorrei segnalare questo tratto di costa che un tempo era ricco di alte dune sabbiose e bianche che finivano in un mare cristallino. Ora l' abusivismo edilizio ha rovinato in gran parte il paesaggio originario. Sarebbe bello riuscire a salvaguardare quanto ancora è rimasto intatto di questi posti un tempo stupendi. R P

PORTO SELVAGGIO Porto Selvaggio

Il posto è ancora incontaminato e credo che posti così belli e sani debbano essere difesi per lasciarli godere alle generazioni che verranno


 

Il Parco di Torcito

 

Quando qualcuno, la scorsa estate, mi raccontò di questo baraccone che vogliono fare a ridosso di Otranto: pensai subito che fosse l’ennesima trovata comica del simpatico interlocutore che mi trovavo davanti a cena e che per tutta la sera aveva deliziato i commensali coi suoi racconti di battaglie a difesa dell’ambiente salentino.

Purtroppo però il luna park che dovrebbe attirare milioni di visitatori, questa specie di agghiacciante miniatura delle bellezze pugliesi con annessi laghetti artificiali e negozi a centinaia e parcheggi e affini amenità hi-tech, è un progetto bello e buono che giace sui tavoli degli amministratori provinciali e che parrebbe prossimo –altro che battute- a una sua concreta realizzazione.

Suvvia amici della sinistra.

Quale bizzarro ragionamento vi ha indotti a sostenere una simile follia? Attraverso quali riferimenti economico-sociali siete arrivati alla conclusione che un circo delle meraviglie piazzato, manco a dirlo, nel bel mezzo di un territorio incontaminato e ricco di storia e preistoria, possa essere il volano per lo sviluppo turistico del Salento?

Davvero non riesco a credere che gente in gamba e avvertita come quella che compone la Giunta Provinciale possa aver architettato un bruttura del genere. Non eravamo noi che predicavamo lo sviluppo sostenibile, il recupero del patrimonio storico e architettonico che il Salento possiede già, le strutture a basso impatto ambientale da mettere in rete fra di loro e far funzionare tutto l’anno cercando di attirare un turismo di qualità?

Non era la sinistra che combatteva le mega strutture che squarciano le nostre coste per il diletto e il profitto di pochi ricconi e quasi nessuna ricaduta occupazionale?

Ma sul serio un architetto postmoderno in cerca di bonzi nelle periferie dell’Europa può convincere un numero cospicuo di bravi e fin qui accorti amministratori che metter su una contraffazione architettonica, e delirare di farlo in uno dei posti più suggestivi d’Italia, sia La Soluzione Finale al problema della ricettività turistica? Io già mi immagino i risolini di scherno che emetterà il mio amico olandese innamorato del Salento.

Da quelle parti recuperano pure un’aia del diciannovesimo secolo sperduta fra le campagne e ci portano corrierate di turisti in mutandoni e canottiera.

Figurarsi noi che abbiamo una tale densità di Bellezza e Arte cosa potremmo realizzare se seguissimo l’esempio dei Paesi progrediti.

Una diecina d’anni fa, durante un viaggio in Marocco, fra i tanti prodigi esotici che ci portarono a vedere, alla nostra guida Mustafà venne la brillante idea di concludere il tour in una specie di baraccone holliwoodiano di impressionante estensione dentro al quale c’era, in piccolo, tutto l’immaginario mediorientale.

Dalle povere criste che dimenavano il ventre davanti agli americani ai cammelli che ti portavano verso un deserto posticcio con tanto di oasi e fontane e palme in pvc.

Dal piccolo suk con i venditori di spezie si passava poi, attraverso un tunnel tutto cielo azzurro e stelle e luna d’oriente, dritti verso un ristorante pieno di suonatori di tamburi e giocolieri e, a richiesta, nel menu, potevi persino avere pastasciutta e hot dogs.

Se andavi fuori a prendere aria potevi mirare imponenti torrioni a due dimensioni come le quinte cinematografiche che riproducevano moschee, palazzi imperiali, castelli berberi.

Fu un’esperienza che alla massa di forestieri, perlopiù yankee, pareva eccitante e dilettevole.

A noi lasciò un senso di straniamento e di rabbia verso quella guida che ci aveva fatto sprecare una notte del nostro viaggio per visitare una simile robaccia.

E qualche mese fa, lo scrittore Gabriele Frasca e il sottoscritto, capitammo su un trenino da golf che correva all’impazzata su una sconfinata piana vicino a Cagliari, di proprietà del Presidente del Consiglio, dentro alla quale erano stati costruiti rivoltanti nuraghi in miniatura col pratino inglese intorno e le piscine a due passi e gli immancabili vecchietti sardi che nelle sale da pranzo, gilè nero e camicia bianca, intonavano canti d’altri tempi al ritmo dance che emanava un campionatore alle loro spalle per il sollucchero di una trentina di pischerle di Parma abbronzatissime in gennaio come si può esserlo alle Seichelles. Gabriele Frasca, mentre cercava di non far cadere la valigia e si teneva a me per non rovinare su quel suolo di ciottoli (verosimilmente in plastica), co’ ‘sto tipo che guidava il trenino e che per accompagnarci nelle nostre camere trottava fra i viali a una velocità molto vicina ai centocinquanta chilometri orari, mi guardò e disse: “Stanlio, cosa diranno le nostre mogli? Pensano di averci spediti a un serio convegno su Letteratura e Mercato Editoriale e noi ce la stiamo spassando a Honululu”.

Per carità, amici della sinistra: desistete da questo progetto dissennato.

Alcuni seri notabili emiliani che hanno trovato appagamento e relax in una serie di case estive dalle parti di Tricase, tempo fa hanno messo su un comitato che si propone di valorizzare non i pur Grandiosi e Magnifici Monumenti della nostra terra, bensì proprio l’edilizia popolare, quelle nostre casette bianche a terrazza, quelle dimore contadine che stanno per essere spazzate via dall’oscenità dilagante delle piastrelle da bagno utilizzate come rivestimento esterno o dalla recente moda delle balaustre in pietra leccese con vialetto in pietruzze scintillanti al chiarore dei lampioncini di plastica smerigliata. Pensano di comprare una qualche bruttura, di convocare tutte le testate televisive e giornalistiche, e di far saltare in aria con la dinamite l’obbrobrio stesso a mo’ di dimostrazione pedagogica di vasta risonanza massmediatica.

Noi non racconteremo di Torcito ai signori bolognesi. Son capacissimi di farsi dare dei miliardi da una frotta di industriali settentrionali, e di comprarselo, il luna park vicino a Otranto, nella sciagurata ipotesi lo si dovesse sul serio realizzare. Indi son capaci, questi amici, di inscenare la più grossa demolizione, sempre a scopo pedagogico, che la storia italiana ricordi.

Preferiamo pensare –e qualcosa ci dice che avverrà così- che quei soldi verranno spesi in maniera più savia.

 

Livio Romano