Sindaco segua i consigli di un suo "consigliere" e si dimetta!!!

 
 

Siamo ormai alla farsa.

E vengono alla luce e un po' alla volta si svelano gli altarini infami della politica di questa Amministrazione.

Avevamo detto di come la nomina dello staff puzzasse di clientela e di trasformismo.

L'articolo che segue è la prova provata di come la nomina dello staff sia una mera operazione di spartizione di posti e di onorari. Se il Sindaco fosse una persona d'onore si dimetterebbe seduta stante.

E se i Partiti fossero organizzazioni serie di aggregazione  e mediazione del consenso popolare ne chiederebbero le dimissioni e si andrebbe a eleggere un nuovo Consiglio e un nuovo Sindaco.

E' la prova che non si perita di conoscere  il suo staff, di conoscere gli uomini che aldisopra e aldifuori e contro i Partiti, dovrebbero determinare scelte strategiche per la nostra città.

Che aspettarsi da un un uomo così?

Nardò non ha mai vissuto un momento di tale crisi morale e politica.


 

 

Il Sindaco si arrabbatta.

Se fosse un uomo di stato si farebbe da parte.

 

 

Dobbiamo per forza credere nella fortuna.

Come potremmo spiegare altrimenti il successo di quelle persone che non ci piacciono? Non sempre vincono i migliori a volte si raggiungono, specie in politica, risultati insperati, carriere fulgide a dispetto delle mediocri competenze e delle qualità delle risorse impegnate.

Chiarisco subito che non è senz’altro il caso dell’ultima tornata elettorale e di un presidente, Giovanni Pellegrino (nella foto in basso, accanto al nobel Saramago), che ritengo dia più garanzie dell’uscente e discutibile Lorenzo Ria. Auspico che la sua azione politica sia meno rutilante di quella del suo predecessore e al tempo stesso più efficace. Pellegrino dalla sua, partiti permettendo, garantisce esperienza, competenza, coerenza e soprattutto capacità di mediazione.

A Brindisi dopo le note vicende di mala-politica si cerca di voltare pagina. Il neopresidente della provincia di Brindisi, Michele Errico, non fa sconti a nessuno, nemmeno ai suoi assessori, ai quali, ha tolto la macchina. Il primo atto è stato il no al rigassificatore. Poi è stata la volta dei concorsi, tutti sospesi, in attesa di rifare le Commissioni.

E adesso tocca alle auto blu. "Vengano alla provincia a piedi — ha detto — come faccio io. Secondo Errico, è uno spreco pagare il noleggio di quattordici autovetture per garantire gli spostamenti casa-lavoro degli assessori".

Sgomenta invece chi dal potere è affascinato e spesso va avanti nonostante tutto: a testa bassa tra difficoltà, e tanta, evidente, inconcludenza.

Nardò è un esempio splendido in tal senso.

Un sindaco, Antonio Vaglio, che dopo aver governato (male) col centro-destra, oggi s’arrabatta alla guida di una coalizione di segno opposto, rappresentando al meglio un paese che ristagna nell’immobilismo e nell’insipienza di una classe politica e dirigenziale colpevoli equamente e avvezzi ad atmosfere votate alla mediocrità.

I problemi sono innumerevoli almeno quanto le opere incompiute, tra di esse quel che resta della nuova pretura che oggi funge da improvvisato ostello per decine di immigrati, le precarie carenze igieniche non preoccupano nessuno e fanno il palo con quelle riguardanti il mercato settimanale. Ma non doveva essere spostato?

Lo stato di degrado in cui versa il centro storico è sotto gli occhi di tutti. Per risolvere il problema è stato commissionato uno studio (l’ennesimo) che alla comunità costerà oltré 7000 Euro! Non fa neanche notizia, in convenzioni sono andate sprecate risorse preziose, ben oltre un miliardo di vecchie lire. . . e con quali risultati?

E solo grazie all’occhio vigile di A.N. non è passata un’altra delibera che prevedeva un contributo per i soci, evidentemente "bisognosi", del circolo nautico "La Lampara", pare per attività sportiva... e intanto a Nardò le associazioni sportive e non, non sanno a quale santo votarsi per sopravvivere.

Nell’unico sgangherato palazzetto, un vecchio pallone pressostatico, piove e d’inverno i bambini giocano al freddo perché il sistema di riscaldamento, perfettamente funzionante, non è mai stato acceso, tale pratica è ritenuta eccessivamente onerosa. L’unica piscina di cui si parla è quella che si intravede nella villa di qualche privato... Il sindaco è ormai l’unico che ancora si permette di parlare, a proposito della propria amministrazione, di buon governo, (sic) quando addirittura un consigliere comunale eletto nella sua lista ha chiesto l’azzeramento della giunta.

Uno dei due assessori dimissionari, Tarricone, è andato via sbattendo la porta, sottolineando "due anni di assordanti silenzi funzionali a patetici giochetti di potere; (...) questa Amministrazione — ha detto — è allo sbando senza una guida forte e sicura".

Il problema è che qui la politica neppure si sa dove stia di casa, il sindaco viene meno anche al più lapalissiano dei compiti a cui è chiamato: la rappresentanza istituzionale.

Chi sceglie di non farsi vedere in alcuna manifestazione, o non si sente all’altezza del compito, cui è chiamato, o probabilmente prova vergogna.

Ci si chiede se questa città, oggi, possa permettersi il lusso di avere una giunta a mezzo servizio e un sindaco e un presidente del consiglio comunale par- time?

Sono sufficienti poche ore d’impegno per governare un gregge di pecoroni, ne bastano altrettante per reggere le sorti di una città e per disegnare il suo futuro? Rifondazione comunista ha preso le distanze e il suo parlamentare più in vista, Vendola, ha detto che non siede accanto a chi "parla con lingua biforcuta".

Le problematiche di Nardò acuite da un bieco individualismo e da un generico disimpegno che prende le mosse dai suoi esponenti più in vista, completano il quadro a tinte fosche e ci consegnano un paese senza alcun futuro.

E’ questo che mi addolora, e non tanto le legittime ambizioni che fanno sognare al sindaco, ad occhi aperti, una favolosa quanto improbabile poltrona al senato.

Chissà se i cittadini di Nardò concederanno o meno tale ambito lasciapassare.

In fondo Vaglio amministra da politico qua è, e pensa alle prossime elezioni.

Se ragionasse da uomo di stato penserebbe alle prossime generazioni.

E si farebbe da parte.

di MARCO MARINACI

 

 

 

Il Salento, Agosto 2004, anno I, n.4

 

per andare avanti clicca qui